Il piccolo e sottovalutato aeroporto di Verrone (BI)

Quando i vecchi aerei Fiat G91 della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori sono stati dismessi, tanti anni fa, evidentemente sono stati riutilizzati come monumenti in aeroporti, rotonde stradali ed altri punti di passaggio dove avrebbero fatto sfoggio di sé come testimoni di un epoca lontana.
Uno di questi aerei è stato montato a far bella mostra di sé nel prato di fronte all’aeroporto di Verrone, in provincia di Biella.

Di solito vi sono diversi aerei da turismo che decollato o atterrano ed una certa attività vicino gli hangar, in questa occasione invece l’aeroporto era deserto.

Nikon F401, ob. Nikon 35-70 f:3,3-4,5, Nikon 70-210 f:4-5,6, pellicola Kodak Ultramax 400.

Sigma 400mm f:5,6 APO – seconda versione

Ho potuto sostituire il precedente teleobiettivo Sigma 400 APO con un esemplare della seconda versione della seconda metà degli anni ’90. Anche questo ovviamente per Nikon autofocus, utilizzabile sia sui corpi macchina analogici (autofocus e non) che digitali con motore AF (serie D7000, D600; D700 etc.). A differenza del precedente questo è un obiettivo più pesante e ingombrante, poco pratico a mano libera. Per questo l’ho usato su treppiede in accoppiata con la Nikon D7500. Su un sensore APS-C si ottiene l’equivalente di un 600 mm, la focale più elevata che ho avuto l’opportunità di usare finora.

Il collare di fissaggio al treppiede è rimovibile, a differenza della precedente versione. Dal punto di vista ottico è sicuramente un miglioramento, complice la maggiore stabilità sul cavalletto e uno schema ottico migliorato. Anche in questo caso aggiungo delle immagini di prova.

Vale la pena di comprarlo? Secondo me sì se si vuole avere un obiettivo robusto che potete usare anche su corpi analogici. L’esemplare in questione è esteticamente un po’ vissuto ma meccanicamente perfettamente funzionante. Lo si trova online tra i 200 e i 400 euro per esemplari in ottime condizioni. Io consiglio di comprarlo da rivenditori professionali (che offrono una garanzia) o se lo comprate da privati attenti alle muffe che potrebbero svilupparsi visto l’uso prevalente in ambienti umidi, o comunque all’aperto. Osservatelo bene di persona prima di acquistarlo.

Castello Savoia

Il castello Savoia di Gressoney (Val d’Aosta) non è proprio un vero castello… la costruzione è iniziata nel 1898 e terminata nel 1906 ed è stata la residenza estiva della regina Margherita di Savoia, moglie del re Umberto I, re che essendo stato ucciso nel 1900 non ha mai potuto risiedere nel castello. Dotato di tutte le comodità dell’epoca, come la corrente elettrica, il telefono e garage per le automobili (di cui la regina era appassionata) è più come una grande villa che un vero castello, di cui ha solo l’aspetto esteriore.

Gli interni del castello mescolano uno stile finto-medievale con elementi moderni (l’impianto elettrico), simboli e motti di casa Savoia.

Lego e fotografia

Per chi non se lo ricordasse, questo blog è dedicato anche alle mie creazioni Lego… e siccome è un po’ di tempo che non faccio qualcosa di nuovo, ho voluto fare alcune prove di fotografia un po’ più curata della mia città Lego, fatte a luce continua, senza flash e con la fotocamera su treppiede, in modo da dare un aspetto un po’ più naturale.

Ecco alcuni scorci.

Il cantiere con la gru. Nella mia città ci sono ancora le cabine telefoniche…
La stazione di servizio è molto classica, ispirata ai set Lego degli anni ’60
La via principale: negozio di musica, fioraio e banca.
Ovviamente non poteva mancare il cinema.

Sigma 400 mm f:5,6 APO: conviene?

Di recente ho trovato ad un prezzo ragionevole un teleobiettivo Sigma 400 mm APO f: 5,6 prima serie: a suo tempo con attacco Contax-Yashica avevo il 400 mm versione non-apo, che è stato per anni il tele con cui facevo fotografia naturalistica (o almeno ci provavo…). Adesso ne ho trovato uno in versione Apo con attacco Nikon AF, funzionante sia nei corpi analogici che in quelli reflex digitali compatibili con i vecchi obiettivi senza motore autofocus incorporato (come la D 7500)

Si potrebbe pensare che un obiettivo nato oltre 30 anni fa non vada bene per i corpi digitali moderni (o quasi moderni…) specialmente se il corpo è in formato APS-c, che per forza di cose la qualità ottica non sarà all’altezza degli obiettivi più moderni. Beh, considerato il prezzo tutto sommato contenuto per un ottica del genere, credo che ne sia valsa la pena.

Ovviamente non ha caratteristiche moderne come l’anti- vibrazioni, e l’autofocus veloce, e per questo necessita quasi sempre di essere usato con un treppiede o un monopiede, ma i risultati che ho riscontrato sul campo sono di tutto rispetto. Bisogna anche tenere conto che sul formato APS-c il teleobiettivo diventa l’equivalente di un 600 mm sul formato 35mm, una focale di tutto rispetto per fotografare soprattutto avifauna.

Le foto che propongo sono tutte a fotogramma intero, non croppate.

Un cigno reale fotografato in questo caso con l’ausilio di un monopiede. Usando un diaframma a f:8 e una sensibilità di 400 iso si può arrivare come tempi anche a 1/2000, consentendo anche l’utilizzo a mano libera.
Folaga col giovane
Cornacchia grigia.

In conclusione, a seguito della mia semplice prova sul campo posso dire che quest’ottica vale la pena di essere comprata se la trovate in buone condizioni (soprattutto col gruppo ottico pulito) ad un prezzo inferiore ai 160- 170 euro. Bisogna tenere conto che le lenti devono essere pulite e senza aloni né funghi, perché sono difficili da smontare e rimontare e il prezzo dell’intervento potrebbe essere maggiore del valore dell’obiettivo. Inoltre sono ricoperti da una vernice “gommosa”, molto diffusa negli anni ’90 ma che col tempo può diventare appiccicaticcia.

PRO: costo basso per un tele con le sue caratteristiche ottiche; può essere utilizzato sia su corpi analogici che digitali, buone qualità ottiche, non eccelse ma neanche terribili, su formato APS-c diventa l’equivalente di un 600 mm, supporto per treppiede.

CONTRO: mancanza di un motore interno (quindi autofocus più lento e a volte “perde” il soggetto), mancanza di un antivibrazioni, difficile da smontare nel caso si dovesse intervenire sul gruppo ottico, vernice “gommosa” che può col tempo diventare appiccicaticcia, tutte le limitazioni di un ottica di più di 30 anni fa.

Un gradito ritrovamento

Dopo tanti anni ho ritrovato la fotocamera “punta e scatta” che avevo comprato intorno al 2003 – 2004 per fare foto casuali e non portarmi in giro un attrezzatura pesante ed ingombrante quando era il caso di fare foto “casuali”, per ricordo. L’avevo trovata in un ipermercato ad un prezzo molto vantaggioso e l’avevo presa perché ha l’autofocus.

Si tratta di un apparecchio che solo ora ho scoperto essere stato prodotto per una catena di ipermercati francese e che evidentemente è stato distribuito anche in Italia nella catena dove al tempo andavo a fare la spesa. Per questo motivo ho scoperto essere piuttosto raro non solo in Italia ma anche in Francia.

Si tratta di un apparecchio molto basilare, il cui unico punto di forza è appunto nell’autofocus, e di cui non sono riuscito a trovare precise specifiche tecniche, data la rarità. Fa parte di quelle fotocamere da usare tutti i giorni e di cui pochissimi esemplari sono giunti fino ai giorni nostri. Il fatto di essere stata dimenticata in un cassetto per vent’anni ha fatto sì che si mantenesse intatta fino ad oggi. Ai tempi l’ho usato forse per due o tre rullini, dopodiché ho comprato una compatta digitale e questo apparecchio è stato dimenticato fino al suo ritrovamento.

Inserita una pila al litio nuova ecco che l’apparecchio dà segni di vita e per provare inserisco un rullino in bianco e nero, in modo da poterlo sviluppare da me. Queste sono alcune foto, scattate ad un raduno di appassionati di Vespa:

Esiste la possibilità di fare foto “panorama” che vengono ottenute chiudendo le parti alta e bassa del fotogramma (le vere foto panorama vengono ottenute su un fotogramma alto quanto uno normale e più largo dei consueti 36 mm).

Tutto sommato una fotocamera divertente, anche se per forza di cose non è possibile regolare alcunché.

Tutorial: dal negativo colore all’immagine positiva – parte 2

Una volta che abbiamo trasferito nel PC le immagini RAW prodotte dalla fotocamera, possiamo aprirle usando FastStone Image Viewer. Il programma apre i file RAW della Nikon (estensione .NEF), per quanto riguarda le altre marche è da verificare.

All’inizio avremo una schermata del genere: per prima cosa dovremo usare lo strumento “negativo”: clicchiamo col tasto destro in un punto qualsiasi e andiamo su Colori –> Negativo

Otterremo un immagine positiva ma con i colori falsati, a causa della maschera marrone chiaro della pellicola a colori. Quindi dobbiamo aggiustare i colori e la luminosità. Andiamo su Colori —> Regola curve

Qui dovremo regolare singolarmente il rosso, il verde e il blu. Cominciamo col rosso e spostiamo i cursori in modo da farli corrispondere con l’inizio e la fine della curva del rosso (vedi figura).

Facciamo la stessa cosa con il verde:

Ed infine col blu. A questo punto avremo un immagine che sarà con i colori molto simili a quelli reali.

Adesso regoliamo il chiaro-scuro, luci ed ombre dell’immagine: andiamo su RGB e regoliamo la luminosità, le ombre e le luci finchè non siamo soddisfatti.

Adesso, se non lo abbiamo fatto prima, possiamo ritagliare e/o rigirare l’immagine qualora ci siano bordi visibili o l’immagine sia inclinata: nel nostro caso l’immagine deve essere ruotata di qualche grado, andiamo su Modifica—->Ruota di un angolo qualsiasi

Consiglio di flaggare le opzioni Ritaglio automatico e Mantieni proporzioni

Mentre per rifinire i bordi, essendo il rapporto dei fotogrammi 35mm 3:2 (orizzontali) o 2:3 (verticali), useremo questi rapporti per ritagliare via i bordi, come in questo caso.

A questo punto l’immagine è pronta per essere salvata. Andiamo (sempre tasto destro) su Salva con nome o Ctrl+S e salviamo preferibilmente in TIFF.

A questo punto l’immagine è finita. Volendo si possono rifinire luminosità e contrasto con i livelli (Colori—>Regola livelli) e salvare oppure agire direttamente sul file TIFF che può essere modificato senza perdere informazioni.

A questo punto abbiamo la nostra immagine proveniente dal negativo 35mm, alla stessa risoluzione della nostra fotocamera digitale, pronto per essere stampato anche con la nostra stampante o mandato ad un qualsiasi laboratorio.

Lo stesso procedimento può essere applicato per il bianco e nero, avendo l’accortezza di settare in sede di ripresa la fotocamera in Monocromatico, e col vantaggio che non è necessario regolare rosso, verde e blu ma semplicemente chiari, scuri, luci ed ombre.

Spero che il tutorial sia stato di vostro gradimento!

Tutorial: dal negativo colore all’immagine positiva – parte 1

Spesso, da parte di coloro che per qualche ragione non amano la fotografia analogica, viene fatto l’appunto che la pellicola è cara, si spendono un sacco di soldi per comprare i rullini, svilupparli, scansionarli ed eventualmente stamparli, e che invece la fotografia digitale in compenso è gratis o quasi. Premettendo che ognuno dovrebbe essere libero di fare le foto come gli pare e che se io me lo posso permettere mi sta bene così, un modo per risparmiare è quello di saltare il passaggio dello sviluppo e della scansione, e farseli da sè. Se per il bianco e nero la cosa è fattibile, con il colore è molto più complicato, quindi vale la pena farsi sviluppare la pellicola in laboratorio.

Fatto ciò, una volta che abbiamo i nostri negativi a colore come possiamo trasformarli in immagini positive al PC ed eventualmente stamparle? (Anzi direi che il destino finale di una foto dovrebbe essere la stampa, piccola o grande.) Partendo dal presupposto che abbiamo una fotocamera digitale con obiettivi intercambiabili (reflex o mirrorless) e che tra questi obiettivi ci sia un obiettivo macro, possiamo operare in questo modo.

Oltre alla suddetta fotocamera con obiettivo macro ci occorre un dispositivo che illumini il nostro negativo e che lo mantenga ad una distanza fissa dall’obiettivo, in modo da fotografare l’immagine del nostro negativo in modo che riempia il più possibile il fotogramma (full-frame o APS-c non ha importanza). Ci sono vari sistemi, quello che ho usato io è quello in figura, l’adattatore per digitalizzazione JJC:

I negativi sono inseriti in un apposito portanegativi. Si dovrà avere l’accortezza di maneggiare la pellicola con guanti di cotone rimuovere con una pompetta ogni traccia di polvere.

Un sistema di tubi mantiene la pellicola a distanza costante dall’obiettivo, mentre la luce LED lo illumina in modo uniforme.

E’ meglio usare una messa a fuoco manuale, settare il picture control in modalità standard, chiudere il diaframma a f:11 – f:16 per avere una buona profondità di campo e la sensibilità al minimo possibile (nel mio caso 100 ISO). Ovviamente bisogna acquisire le immagini in RAW.

A questo punto alla fine avremo i nostri file RAW trasferiti nel nostro PC. (avendo Nikon faccio riferimento ai loro tipi di file e impostazioni, ma penso che la stessa cosa si possa fare per altre marche di fotocamere).

Qui i vari tutorial che si trovano online fanno riferimento a Lightroom o altri software simili (Darktable, Rawtherapee) o software di fotoritocco come il sempreverde Photoshop. Il problema di questo e di Lightroom è che sono non solo a pagamento ma in abbonamento, quindi bisogna pagare sempre, mentre Darktable e Rawtherapee sono sì gratis, ma complessi da usare e avendoli provati i risultati non sono stati soddisfacenti.

Il software che sto utilizzando e che per velocità e risultati mi soddisfa è nato come catalogatore e visualizzatore di foto, e si tratta di FastStone Image Viewer.

Nella seconda parte vedremo come utilizzarlo.